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Aggiornamento scientifico, 20 Luglio 2021

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Sintesi

Al momento, a metà luglio 2021, si sta riscontrando settimanalmente un aumento di circa il 100% nel numero di casi e una diminuzione di circa il 32% nel numero di prime vaccinazioni. L’aumento più rapido dei contagi si osserva tra i giovani adulti, ma le infezioni stanno aumentando significativamente anche nelle altre fasce di età, eccetto nei bambini fino ai 6 anni e tra gli over 65. Le ragioni più plausibili di questo andamento sono la prevalenza della variante SARS-CoV-2 Delta in Svizzera e l’allentamento delle misure di contenimento a partire dal 26.06.2021, con il conseguente aumento dei contatti tra le persone e della mobilità.

Un rapido incremento delle infezioni è stato osservato anche nella maggior parte degli altri Paesi europei. Il numero di casi sta crescendo in maniera particolarmente rapida nei Paesi Bassi, dove attualmente i contagi raddoppiano nell’arco di meno di tre giorni (in base ai dati del 16.7.2021). Un aumento esponenziale continuo con questo tempo di raddoppio corrisponderebbe a un rialzo dei contagi di 200 volte in sole tre settimane. Questo esempio mostra come la maggiore trasmissibilità della variante Delta del virus SARS-CoV-2 permetta all’epidemia di diffondersi molto rapidamente anche in estate e nei Paesi con una significativa copertura vaccinale.

L’eventualità di una diffusione così rapida dell’epidemia rende essenziale non basare le decisioni soltanto sull’andamento dei ricoveri. In media, infatti, le ospedalizzazioni avvengono circa dodici giorni dopo il contagio. Se in un certo momento si decidesse di limitare notevolmente le occasioni di contatto per scongiurare un possibile sovraccarico del sistema sanitario, nell’immediato i ricoveri continuerebbero comunque ad aumentare e forse anche in maniera brusca.

Al momento, in Svizzera, per ogni fascia di età il numero di persone non immunizzate è almeno pari al numero totale di persone finora contagiate dal virus in tale fascia. Nella fascia fino a 50 anni, sono 2-3 volte più numerosi i soggetti non immunizzati rispetto a quelli che sono stati finora contagiati. Nella fascia over 50 sono leggermente più numerose le persone non immunizzate rispetto a quelle finora infettate. Se gran parte delle persone attualmente non immuni fosse contagiata, il carico sul sistema sanitario sarebbe simile o superiore al carico complessivo a cui il sistema è stato sottoposto finora nel corso della pandemia.

Se una quota consistente di persone attualmente non immuni dovesse infettarsi nel giro di pochi mesi, il sistema sanitario potrebbe di nuovo essere messo a dura prova. Se più del 50% della popolazione attualmente non immune si infettasse in meno di tre mesi, il carico per la sanità sarebbe maggiore rispetto a quello dell’autunno scorso. La soglia critica verrebbe raggiunta prima di tutto nelle unità di terapia intensiva. Inoltre, un’elevata circolazione del virus comporterebbe infezioni con manifestazioni gravi e ricoveri ospedalieri anche nelle persone vaccinate ma vulnerabili, in particolare negli oltre 100 000 soggetti immunodepressi.

Aumentare la copertura vaccinale è vantaggioso in tutte le fasce d’età, per diverse ragioni. Nei giovani e negli adulti fino a 50 anni, la vaccinazione è particolarmente importante per evitare le problematiche a lungo termine di cui soffre una parte delle persone contagiate (long COVID). Nelle persone tra i 50 e i 70 anni, la vaccinazione è particolarmente importante per prevenire i ricoveri in terapia intensiva e anche per ridurre le ospedalizzazioni e i decessi. Tra gli over 70, la vaccinazione è particolarmente importante per prevenire le ospedalizzazioni e i decessi.

Qualsiasi sforzo per aumentare la copertura vaccinale offre quindi grandi vantaggi a livello sanitario, sociale ed economico. Per altre malattie infettive, la copertura vaccinale in Svizzera è simile a quella di altri Paesi europei. Questo suggerisce che l’attuale differenza nella copertura vaccinale COVID tra la Svizzera e i Paesi con un tasso di vaccinazioni molto alto non segue una tendenza generale, ma può essere colmata attraverso sforzi maggiori.

Ancora sospesa la decisione riguardante i bambini. Nessun vaccino è stato ancora approvato per i bambini di età inferiore ai 12 anni. I decessi a seguito di contagio da SARS-CoV-2 sono per fortuna estremamente rari nei bambini. Una piccola percentuale di bambini presenta sintomi a lungo termine dopo l’infezione, mentre una quota ridottissima (1:2500 – 1:4000) sviluppa una sindrome infiammatoria acuta che può metterne a rischio la vita. Tuttavia, poiché praticamente tutti i bambini non immunizzati sono destinati a contagiarsi nel lungo termine, il numero di bambini infettati può assumere un’importanza cruciale. Se si vuole dare ai più piccoli l’opportunità di evitare l’infezione fino a quando per loro non sarà disponibile la vaccinazione, servono provvedimenti per mantenere bassa la circolazione del virus in questa fascia di età. A tal fine, nelle scuole e nelle strutture di accudimento sono necessari, oltre alle regole di base sul distanziamento e l’igiene, anche mascherine obbligatorie, test periodici, sensori di CO2 e filtri dell’aria, ovvero misure di protezione associate a restrizioni relativamente meno severe per i bambini. Lo scenario migliore per proteggere i bambini sarebbe una bassa incidenza complessiva del virus SARS-CoV-2 nella popolazione generale.